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Trivellazioni Offshore

Come riportato nel Libro Verde pubblicato dalla Commissione europea, l'Unione è il secondo mercato energetico al mondo con i suoi ca. 500 milioni di consumatori. In assenza di investimenti sulle infrastrutture e di interventi per aumentare la competitività del sistema energetico, entro il 2030 l'Unione europea coprirà il suo fabbisogno energetico al 70% con prodotti importati (rispetto al 50% attuale). Se gli attuali modelli di consumo fossero confermati, nei prossimi 20 anni le importazioni di gas potrebbero aumentare fino a rappresentare l'80% del fabbisogno e si prevede che la domanda globale di petrolio aumenterà dell' 1-2% all’anno. Come accade nel resto dell'Europa, anche in Italia, data l'esiguità della produzione interna, il petrolio viene necessariamente importato al fine di soddisfare le esigenze del settore dei trasporti; infatti, il petrolio viene raffinato negli impianti sparsi sul territorio nazionale per produrre prevalentemente benzina e gasolio per autotrazione. 

L'approvvigionamento del greggio avviene esclusivamente via mare. La naturale configurazione geografica del nostro paese offre numerosi scali portuali dove le navi cisterna, provenienti dalla Russia o dai paesi del Medio Oriente, possono attraccare e scaricare il loro carico. 


Nel 1991, durante le operazioni di bilanciamento del carico, la petroliera cipriota Haven esplose nel golfo di Genova sversando in mare parte del suo carico, circa 144.000 tonnellate di petrolio, creando il più grave disastro ambientale del genere mai verificatosi nel Mediterraneo. Attualmente, l'attenzione sulle problematiche connesse agli sversamenti di petrolio sembrerebbe essere orientata verso le tecnologie adottate negli impianti di estrazione in mare aperto, soprattutto nelle piattaforme petrolifere. Gli incidenti verificatisi nel Golfo del Messico nel 2010 e più recentemente nel mare del Nord hanno messo in discussione la validità dei sistemi di sicurezza e l'adeguatezza dei piani di emergenza degli impianti estrattivi offshore.

Impatto sulla salute

Non si può parlare di impatto sulla salute delle estrazioni petrolifere senza analizzare alcuni aspetti a queste connessi. Le perforazioni esplorative e le trivellazioni, innanzi tutto, non considerano mai l'impatto sanitario, provocato sia dall’uso dell’uranio impoverito (Brevetti della Halliburton 1984 e 2011) che da un mix di altri composti radioattivi e metalli pesanti, presenti sulla testa delle trivelle, sia dall’utilizzo di solventi e sostanze chimiche (circa 700 secondo Dr. Susan C. Nagel PhD of the University of Missouri School of Medicine), usati per favorire la penetrazione delle trivelle nel sottosuolo.

Tali elementi, aumentano l’insorgenza di interferenze endocrine sia in età pediatrica che nell’adulto. In particolare, ciò comporterebbe l’aumentata incidenza di cancro della mammella nelle donne e di tumore alla prostata negli uomini. Anche gli scarti della lavorazione petrolifera, ossia i cosiddetti fluidi di perforazione (per un barile di petrolio sono necessari circa 160 lt di acqua), contaminando acqua e suolo, altererebbero la catena alimentare, causando anch’essi danni alla salute.


A ciò vanno aggiunti gli effetti dannosi prodotti dall’acido solfidrico (o idrogeno solforato), nocivo anche a basse dosi, che rappresenta il principale prodotto della lavorazione petrolifera, soprattutto nel petrolio di qualità inferiore, per l’alta concentrazione di zolfo, e perciò definito “heavy, sour crude” (pesante e amaro) in quanto più viscoso e corrosivo. E’ necessario, quindi, per il suo raffinamento, utilizzare sia maggiori quantità di acqua che pressioni e temperature altissime, con liberazione di sostanze altamente tossiche e cancerogene tra cui il cobalto e il molibdeno. Dalle fiamme della combustione, infine, vengono emessi almeno altri sessanta inquinanti cancerogeni tra cui benzene, formaldeide, idrocarburi policiclici, acetaldeide, etc.


Il disastro ambientale è connesso non solo alle estrazioni petrolifere attuali, ma anche alle attività correlate (desolfurizzazione, stoccaggio, reiniezione e trattamento reflui, trasporto) e a tutti i sondaggi petroliferi. 

Gli effetti sulla salute, determinati dalle estrazioni petrolifere sono ben noti essendo stati ampiamente studiati in varie località del mondo come in Ecuador, delta del Niger, USA sia per quanto riguarda le trivellazioni in terra che per quelle offshore (Brasile). Tali studi hanno dimostrato che le popolazioni residenti nel raggio di 500 mt-1 km, dai pozzi petroliferi, hanno una incidenza maggiore sia di tumori, anche infantili, che di patologie croniche e malformazioni congenite. Emblematico è il caso dell’Ecuador: quando la Texaco iniziò l'estrazione del petrolio, il cancro non era noto nella regione. Quaranta anni dopo, rappresenta uno dei più gravi problemi di salute con incidenze altissime di leucemie, cancro dello stomaco, della vescica e del cavo orale. 

Emblematico è il termine coniato come “resource curse”, letteralmente "maledizione delle risorse", per illustrare le ingiustizie e la violenza che spesso si accompagnano alla scoperta delle risorse naturali. 


Su una delle riviste scientifiche più prestigiose “The Lancet” è stata pubblicata, in passato, una lettera che analizza quanto avvenuto in Nigeria dove, oltre ai problemi di salute e quelli ambientali, la popolazione subisce anche una vera ingiustizia sociale. L’aspettativa di vita è di circa quaranta anni di età e, nonostante l’incalcolabile valore economico dei circa 606 pozzi petroliferi e cinquant’anni di estrazioni (80% del Pil nazionale), la Nigeria rimane uno dei paesi africani più poveri.

Per non guardare lontano sorge spontaneo il paragone con la Basilicata: a dispetto di trenta anni di estrazioni è la regione più povera del Sud e sicuramente una tra le più malate essendo ai primi posti per mortalità da Tumori. Questo dice l’ultimo rapporto Istat che evidenzia come le percentuali di insorgenza di tumori superino di molto la media nazionale. La Basilicata é una Regione che bruscamente ha subito una metamorfosi del territorio che da agricolo e paesaggistico si è trasformata in industriale, ed impiantistico, causando un forte trauma e colpendo la salute dei residenti. Dal 1970 ad oggi l’incidenza tumorale è cresciuta in modo vertiginoso, ed ha assunto sempre più i connotati di una curva pericolosa verso l’alto a forma di epidemia. Come dichiara l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS CROBB), i dati sono allarmanti. Casi di tumore ai polmoni, alla mammella, alla postata sono in netto aumento. Il Lagonegrese spicca per l’incremento di tutte quelle forme di cancro. Nel Metapontino crescono i tumori alla tiroide, nel Basso Sinni il tumore alla mammella fa registrare + 46.9%, sulla collina materana il tumore al colon è a +20.8% così come nel basso Basento e nel Melandro per le donne. L’Alto e medio Basento ed il territorio del Bradano preoccupano per il tumore alla prostata rispettivamente con un + 39% (da 14.7% a 53.7%), un +42.2% (da 4.4% a 46.8%) ed un + 46.9%, poco meno di un terzo dell’incremento che si registra nel Vulture (+ 84.2%). Da precisare che accanto a queste sedi tumorali che non escludono nessuna fascia di età, si aggiunge il linfoma non Hodgking che colpisce nell’area Basentata persone tra i 40 ed i 70 anni di età, a seguire c’è la leucemia mieloide, nella zona della Val D’Agri.92 studi scientifici hanno inserito tra i possibili responsabili sostanze come l’alluminio, nichel, cromo, idrocarburi, policiclici aromatici, polveri di silicio, solventi di idrocarburi alifatici e aliciclici, presenti nelle attività di estrazione ed incenerimento.

Banca dati REMPEC

REMPEC (The Regional Marine Pollution Emergency Response Centre for the Mediterranean Sea) è uno dei Centri Regionali di Attività che svolge un ruolo di supporto ai paesi che hanno sottoscritto la Convenzione di Barcellona del 1976 per alcune tematiche specifiche. In particolare, REMPEC è responsabile del Protocollo Prevention and Emergency della Convenzione sulla prevenzione e la gestione degli incidenti causa di inquinamento marino nel Mediterraneo adottato nel 2002. REMPEC ha iniziato a raccogliere dati sugli sversamenti di petrolio nel Mediterraneo a partire dal mese di agosto 1977 e a partire dal 1998 la banca dati è stata arricchita con informazioni relative agli incidenti sul trasporto di sostanze pericolose e nocive. Nel totale vengono considerate anche le tonnellate di petrolio incendiatesi in seguito ad incidenti come nel caso della petroliera Haven. Sono stati presi in considerazione anche gli sversamenti a seguito di eventi bellici come le 15.000 tonnellate sversate in mare nel luglio 2006 durante il bombardamento dell’impianto di Jieh in Libano. Estraendo dalla banca dati del REMPEC tutti gli incidenti che si sono verificati in acque italiane dal 1977 al 2010, si evince come nell’arco di 40 anni si sono verificati ben 131 incidenti, di cui 52 (pari al 40% del totale) con sversamento del carico, 71 (pari al 54% del totale) senza sversamento del carico, 8 (pari al 6% del totale) di cui non si ha informazione. In 34 dei 52 incidenti con sversamento del carico, sono state riversate in mare circa 202.330 tonnellate di carico. Di queste, circa 160.000 tonnellate di greggio (di cui 144.000 nel solo incidente della Haven di fronte il porto di Genova), 35.000 tonnellate di prodotti chimici (fra cui nitrato d’ammonio e triossido di cromo), 5.200 tonnellate di gasolio e 700 tonnellate di olio combustibile. Dei restanti 18 incidenti la banca dati della REMPEC riporta dati parziali quali la natura del prodotto sversato (greggio, solfato d’ammonio, metanolo) ma non l’entità dello sversamento avvenuto. 

Dalla banca dati del REMPEC è possibile, inoltre, estrarre le coordinate geografiche di ogni singolo incidente e georeferenziare i luoghi dei disastri. La figura riporta la distribuzione degli incidenti nel mare italiano; è possibile notare come gli incidenti si estendono in modo irregolare intorno a tutta le penisola, dall’alto Adriatico al mar Tirreno, dal mar Ionio al Canale di Sicilia e al mar di Sardegna.

Dott. Amedeo MILELLA

Atti tratti dal convegno: "Giú le mani dal nostro mare"

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